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    Marco CattaniMarco Cattani
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    In questo momento di emergenza da coronavirus, al rischio “sanitario” si unisce pericolosamente il rischio “sociale e della fiducia” alimentato da vere e proprie pandemie informative che “infettano” uno dei più importanti fattori della gestione della crisi: la corretta comunicazione dell’emergenza.

    Vediamo quindi come il disturbo delle informazioni e le fake news stanno caratterizzando l’attuale emergenza da coronavirus per tentare di comprenderne la portata e le strategie a contrasto messe in atto.

    Indice degli argomenti

    Il virus della disinformazione
    La disinformazione colpisce tutti ovunque. Contribuisce a rendere l’ecosistema mediatico un ambiente in cui la narrazione prende il sopravvento sull’informazione. I contenuti e la tecnica narrativa prevalgono sulla veridicità dei fatti che descrivono.

    Per usare una bella definizione dell’economista Leonardo Becchetti, Professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, “la deformazione della realtà nel rimbombo degli echi e dei commenti della comunità globale su fatti reali o spesso inventati”, nell’attuale contesto emergenziale costituisce un problema enorme dalle conseguenze rilevanti.

    La creazione e la condivisione involontaria (misinformazione) o deliberata (disinformazione) di informazioni false e non dimostrate, aumentano, si trasmettono più pervasivamente e molto più velocemente della verità online.

    Ne sono esempi i contenuti virali assurdi o le informazioni spesso complottistiche, stile QAnon, circolate in rete nell’ultimo periodo e del tutto destituite di qualsiasi elemento probatorio o fondamento scientifico e logico.

    Gli esempi di recenti fake news “geopolitiche” sul coronavirus
    L’elenco che segue riporta meri esempi di contenuti non attendibili e fake tratti dal web.

    Il Coronavirus è stato creato da una “congrega” di miliardari che vogliono dare vita ad un nuovo ordine mondiale. Così Paolo Barnard su Twitter. E la catena dei twitter continua.
    “Il Coronavirus, nome in codice Wuhan-400, è un’arma batteriologica creata dalla Cina che realizza una “profezia” preannunciata in un libro del 1981”. Una “fake news” che allude al racconto di fantasia dello scrittore statunitense Dean Koontz nel libro The Eyes of Darkness, uscito appunto quarant’anni prima. Alcune testate peraltro ne hanno evidentemente subito il fascino stante che ne hanno di fatto agevolato la diffusione, riportando il contenuto di un’intervista video rilasciata ad un sito che si occupa di geopolitica e affari internazionali, da un noto professore di diritto presso l’Università dell’Illinois il quale sosteneva che il coronavirus fosse “un’arma da guerra biologica potenzialmente letale (…) fuoriuscita da un laboratorio di massima sicurezza” di Wuhan.
    “Il Coronavirus, nome in codice Gorki-400, è un’arma batteriologica creata (questa volta) dall’Unione Sovietica”. Per alludere in questo caso al nome dato al virus letale nella versione originale del 1981 del medesimo libro The Eyes Of Darkness. Nel libro, il virus proveniva dalla Russia ed era chiamato “Gorki-400” dalla città in cui fu creato.
    O perché no, il Covid-19 viene ritenuto un’arma sviluppata dagli Stati Uniti. A gennaio un sito russo pubblicò un articolo in tal senso. Ed è noto che una tra le più virali quanto non dimostrabili teorie della cospirazione vi sia anche quella che vede Bill Gates artefice della diffusione intenzionale del virus.
    Il Covid-19 è l’inizio dell’apocalisse con giudizio divino ormai prossimo. “Tra le cose più belle della Bibbia ci sono le sue profezie: è uno dei modi che utilizza Dio per guadagnarsi la nostra fiducia. Le profezie che si avverano dimostrano alle persone che ci si può fidare della Bibbia”. Così l’introduzione di uno dei tanti video postati sui social network, caricati dagli influencer della cristianità.
    E ancora: “Nonostante gli sforzi del mondo della medicina, oggi insorgono nuove malattie ed epidemie. Il coronavirus di Wuhan è solo uno degli esempi che la profezia della fine dei tempi si sta avverando». «I media hanno contribuito a trascinare le persone nella paura del coronavirus. Gesù dice: “Non abbiate paure”. Questa epidemia doveva scoppiare, l’ha predetta Dio, ed è il segno che Gesù sta per arrivare. Vi faccio un appello: siate più preoccupati della vostra salute spirituale che del coronavirus”. Melvin Sandelin, il cui canale YouTube The Christian Life conta circa 80.000 iscritti in gran parte “fedeli”.

    Oppure, il Coronavirus è dipeso dalla tradizione culinaria cinese e dai pipistrelli in particolare. Sono divenute virali le affermazioni di Luca Zaia del febbraio scorso, che richiamano una altrettanto nota leggenda metropolitana: “li abbiamo visti tutti mangiare topi vivi”. L’effetto che hanno sortito è stato abbastanza impattante, nonostante l’immediata rettifica con tanto di scuse ufficiali all’ambasciata cinese rese dallo stesso e volte a specificare come l’affermazione mirasse al contrario ad evidenziare la “montagna di materiale e video, molti dei quali fake, che pesano sulla reputazione di questo virus”.
    Più di ogni altra fake ha pesato in funzione antisionista e discriminatoria l’assurda teoria per la quale il Covid-19 si sarebbe sviluppato dalla zuppa di pipistrello e dalle abitudini culinarie cinesi.

    Come, perché e da chi vengono diffuse le fake news
    Di fatto, come in tutti i suddetti esempi, la maggiore probabilità che gli individui “diffondano il contenuto falso, non dimostrato o fuorviante postato da altri” più della verità, è ciò che guida la diffusione di notizie false consentendogli di proliferare, nonostante la rete e i singoli fattori che favoriscono la verità.

    Malgrado, inoltre, molte inchieste e rapporti (specie statunitensi) in fatto di disinformazione, abbiano reso evidente il ruolo dei robot nella diffusione delle fake news, tuttavia, altrettanti studi scientifici dimostrano che, in realtà, è il comportamento umano che contribuisce maggiormente alla diffusione differenziale di falsità e verità.

    Ciò implica che, esattamente come per la crisi epidemiologica in atto, la giusta comprensione di come le “fake news”, ed i contenuti virali che ad esse si accompagnano, si diffondono, sia il primo passo per contenerle e per mettere in atto azioni anche comportamentali efficaci.

    First Draft, la famosa organizzazione no profit globale che supporta giornalisti, accademici e tecnici nelle sfide relative alla fiducia e alla verità nell’era digitale e Claire Wardle, la sua direttrice esecutiva ci suggeriscono un metodo di analisi interessante.

    L’ecosistema informativo secondo Wardle può essere analizzato a partire dalla sua scomposizione in tre elementi fondamentali:

    I diversi tipi di contenuto che vengono creati e condivisi
    Le motivazioni di chi crea questo contenuto
    Le modalità di diffusione di questo contenuto
    I diversi tipi di contenuto che vengono creati e condivisi
    Quanto al primo punto, i contenuti fake relativi al Covid-19 possono essere di vario tipo.

    Contenuti appartenenti al mondo dei media tradizionali: giornali, servizi televisivi, opuscoli.
    Tra questi, le breaking news o notizie dell’ultimo minuto ed esclusive si stanno rivelando uno dei modi più efficaci per veicolare disinformazione. La logica dello scoop attrae molti giornalisti, ma spesso è foriera di problematiche piuttosto rilevanti: l’esigenza di tempestività contrasta con la necessaria verifica della veridicità. Le “voci” si mischiano ai fatti. Alcuni esperti tra cui Michael Golebiewski ricercatore della Microsoft e Program Manager per Bing parla in tal senso di un problema che definisce “data void”. Un “vuoto” di informazioni provocato dalle query dei motori di ricerca che danno risultati scarsi o assenti soprattutto quando la stringa di ricerca è piuttosto nebulosa o inusuale. I data void con facilità vengono sfruttati da manipolatori della disinformazione.

    Anche il click-baiting è una tecnica giornalistica che ben si presta a tattiche di disinformazione poiché prevede l’utilizzo di titoli sensazionalistici, a volte uniti ad immagini in evidenza create apposta per colpire e catturare l’attenzione o diffondere atteggiamenti allarmistici.

    E’ recente la notizia che proprio in questi giorni in Italia l’AIAV, Associazione Italiana Agenti di Viaggi, ha dato mandato a un avvocato penalista del Foro di Pescara, di agire con denuncia-querela nei confronti di alcune note testate giornalistiche italiane per l’accertamento di reati connessi all’aver “diffuso e procurato allarme sociale con titoli di prima pagina e articoli dai contenuti ben lontani dalla verità”. E non solo, l’ AIAV ha infatti inviato formale diffida a CODACONS, chiedendo l’immediata cessazione della diffusione di quelli che ritiene essere messaggi volti ad illudere i consumatori-viaggiatori sulla possibilità di annullare qualsiasi viaggio o vacanza senza doverne pagare le conseguenti penali, adducendo quale motivazione la preoccupazione per il diffondersi del coronavirus.

    Ovviamente il problema non è solo italiano. Anzi. La dimensione è assolutamente globale. Molte analisi recenti, tra cui quella del DfrLab, hanno mostrato come numerosi articoli di testate di varia natura ed origine, spesso russa, alludano esplicitamente al coronavirus come arma per una guerra commerciale ed economica contro i rivali cinesi. E a quanto pare non ne sono esenti neppure i media tradizionali “vicini alle istituzioni” che anzi fanno proprie le dichiarazioni avvenute in tal senso da esponenti politici delle varie fazioni amplificandone la visibilità.

    Direi che fanno parte di questa tipologia di contenuti anche molte delle numerose animazioni e “infografiche” sulla diffusione dei contagi, il numero di morti o la velocità di diffusione del virus. Spesso alla grafica accattivante non si accompagna la giusta trasparenza ed il necessario rigore sulla descrizione dei criteri utilizzati per le analisi statistiche.

    Contenuti virali appartenenti agli ambienti dell’ecosistema web e social: post su piattaforme social, articoli, blog, messaggi privati su chat o gruppi social tipo WhatsApp, “meme”, video fake, fake audio; fino ai contenuti tecnologicamente complessi come i deepfakes o le false discussioni alimentate tramite botnet preconfezionati per incrementare traffico di rete su un hashtag pilotati.
    Non è un caso che in numerosi post social, agganciato all’hashtag #coronavirus frequentemente si trovino uniti termini riconducibili a teorie complottistiche mondiali #cospiracy e forme di censura prettamente cinese incidenti sulla reale entità del virus #censorship.

    Ne fanno parte i contenuti reali accompagnati però a informazioni contestuali false, quelli spacciati come derivanti da fonti autorevoli che invece sono false oppure non credibili; i contenuti contraffatti con tecniche di editing multimediale, i contenuti semplicemente satirici o quelli gravemente falsi “fabbricati per distribuire fatti e creare allarmismo”.

    E dunque:

    false informazioni sulle cure;
    false informazioni su dove vengono scoperti nuovi casi;
    immagini o video che mostrano presumibilmente persone ammalate o decedute per il coronavirus;
    false informazioni sull’origine del virus.
    Le fake news social/whatsapp sul coronavirus
    Ne sono chiari esempi questi tratti dal web nel’ultimo periodo:

    La minestra d’aglio può farci guarire dal coronavirus. Falso
    Attenzione alle lettere e ai pacchi infetti provenienti dalla Cina. Falso
    Una delle catene circolate su WhatsApp faceva riferimento al testo attribuito ad un’ematologa del sito ALT, una onlus di Milano che si occupa di prevenzione della trombosi e altre malattie cardiovascolari, e riportava “assurdi” consigli di prevenzione suggeriti da un fantomatico “giovane ricercatore” che da Shenzhen si è trasferito a Wuhan per – così si legge “collaborare con la task force che sta combattendo contro l’epidemia da Coronavirus”. Falso
    Il tenore di alcuni dei bizzarri consigli riportanti anche sintomi distorti del virus e cure pseudo-miracolose è il seguente: “Il virus non resiste al calore e muore se esposto a temperature di 26-27 gradi: quindi consumate spesso durante il giorno bevande calde come the, tisane e brodo, o semplicemente acqua calda: i liquidi caldi neutralizzano il virus e non è difficile berli. Evitate di bere acqua ghiacciata o di mangiare cubetti di ghiaccio o la neve per chi si trova in montagna (bambini)”. O anche: “Il corona virus è piuttosto grande (diametro circa 400-500 nanometri), quindi ogni tipo di mascherina può fermarlo: non servono, nella vita normale, mascherine speciali. Diversa è invece la situazione dei medici e dei sanitari che sono esposti a forti cariche del virus e devono usare attrezzature speciali”. Falso
    Su YouTube, Jordan Sather, uno degli altri autori social di post “complottisti” ha annunciato ai suoi numerosi seguaci che “il coronavirus fosse una nuova malattia pianificata a tavolino per aiutare le case produttrici di vaccini”. Falso

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